BRANO INEDITO: "Non ti ho detto mai"
Il brano inedito uscito insieme all'ultimo disco "Nonostante tutto continuiamo a giocare a calcetto" non è stato inserito nell'album, ma è possibile reperirlo solo acquistandolo su Itunes. Ascoltalo in anteprima qui sotto...
INTERVISTA A PIER CORTESE

Pier Cortese è uno di quei cantautori che arriva da lontano. La sua musica si porta dietro anni di live a tutti i livelli e lunghi periodi di sofferenza. Non c’è notorietà immediata per lui ma una lunga strada di successi sempre più grandi che lo hanno fatto crescere e maturare fino ad arrivare a questo nuovo lavoro. Si affaccia nel panorama musicale col singolo “Il clown”, prodotto dalla Bmg, ma la sua prima vera hit è “Souvenir”, pubblicata nel 2005 dalla Universal. E’ un tormentone radiofonico che fa da apripista ad altri singoli come “Contraddizioni” e la splendida “Dimmi come passi le notti”. Nel 2007 arriva al Festival di Sanremo con la sofisticata “Non ho tempo” e infatti il pubblico non lo capisce e lo manda a casa. Pier reagisce scrivendo le nuovi canzoni e allargando i suoi orizzonti artistici sia col featuring nel pezzo “In cosa credi” di Mondo Marcio sia coi suoi duetti coi migliori artisti italiani nella trasmissione televisiva “Stelle e Padelle”. Questo nuovo album, su cui aleggia la presenza dei Planet Funk, è il frutto di una nuova nascita. Pier ce lo racconta attraverso le righe dei suoi ringraziamenti.
Esordisci con “Grazie ai miei compagni di viaggio Alessandro Canini e Riccardo Corso”. In cosa ti sono stati vicini?
In tutto. Hanno creduto in me fin da quando non si sapeva neppure se il disco sarebbe uscito e se qualcuno l’avrebbe comprato. In anni di crisi così forte trovare persone che investono in te senza certezza di guadagno economico è prezioso. Tutti e due mi hanno dato tante idee. Con Riccardo abbiamo lavorato moltissimo in fase iniziale ed ha collaborato agli arrangiamenti. Alessandro è per me una garanzia da sempre e come batterista è indiscutibile. Sono entrambi dei miei punti saldi.
Poi passi a “tutta la Universal”. Pensi che lavorare con una major sia utile per un giovane?
Forse sì, forse no. Non ne ho la certezza. Credo che ci sia un problema più di sistema generale che di singola realtà discografica. Non c’è più coraggio di puntare sul nuovo. Si importa tutto dall’estero, a prescindere dalla qualità di quello che si importa, oppure al massimo si produce musica italiana sicura, come quella che arriva dalla tivù che garantisce pubblico certo. E’ tutto un po’ distorto, un po’ preoccupante.
Chi sono “Zio Michele & Viviana”?
Amici della mia infanzia. Persone a cui tengo molto ma di cui non dirò di più perché è la mia vita.
Nella lista compare “Marco Fabi” ma non Simone Cristicchi con cui anni fa formavi un trio. Vi siete persi di vista?
Sinceramente sì. Il periodo del trio è stato un momento di vita bellissimo ma le cose cambiano. Mi è venuto naturale ringraziare le persone che veramente mi sono state vicine in questo disco, sia umanamente che artisticamente. Marco è una di quelle e compare per questa ragione.
Curiosità. Chi è “la mia BumBu”?
E’ il mio cane e per me è tutto.
Perché ringrazi “il trapano de Fabrizio e Daniela”?
Fabrizio e Daniela sono i miei nuovi vicini. Da quando sono arrivati si sono messi a trapanare tutto. Ti lascio immaginare che concerto.
Leggo “A tutti i miei colleghi di calciotto”. Cosa significano per te queste partite in cui buona parte della scena musicale romana si ritrova in calzoni corti e calzettoni?
Significano molto. E’ un momento di incontro, anche fisico, in cui ci prende in giro, ci si diverte, si ride. I lunedì sera così per me sono bellissimi; spero non si perda mai l’abitudine di giocare con questa regolarità settimanale.
Chiudi con “Grazie perché tu mi capisci perché tu mi sorprendi”. Ha un nome quest’ultima dedica?
Sì ma non voglio dirlo. E’ una cosa troppo personale per metterla nera su bianco in un’intervista.
Chi ti auguri di ringraziare in futuro… chi ti piacerebbe ospitare nel tuo prossimo lavoro?
Sarebbe davvero bello e stimolante poter collaborare con Meg. Mi piace molto il suo stile come artista e il vestito musicale che si è messa addosso negli ultimi periodi è notevole. Credo che ne potrebbe nascere qualcosa di artisticamente valido.
A quale artista credi di dover dire “grazie” perché ha avuto un peso fondamentale nella tua formazione musicale?
Un nome su tutti: Lucio Battisti. Magari non sarà una risposta originale ma è davvero l’artista che più mi ha segnato nella formazione. In particolare mi riferisco alla parte latina di battisti, a quel periodo in particolare.
Infine il grazie più importante. Ti chiedo di pensare ad una persona, un luogo o un avvenimento che sono stati fondamentali nella tua vita…
Penso al mio cane, alla mia BumBu. Riesce a farmi sparire tutte le frustrazioni che questo lavoro ti può generare e che possono essere pericolose. Un grazie lo dico anche alla mia famiglia. Non mi ha mai ostacolato nel mio percorso e questo è stato molto importante. Ci sono già tanti nemici là fuori che è fondamentale avere alleati dalla tua parte.
Intervista di Corinna Nicolini da UBIX n.30
di Corinna Nicolini da UBIX n.30
Pier Cortese è uno di quei cantautori che arriva da lontano. La sua musica si porta dietro anni di live a tutti i livelli e lunghi periodi di sofferenza. Non c’è notorietà immediata per lui ma una lunga strada di successi sempre più grandi che lo hanno fatto crescere e maturare fino ad arrivare a questo nuovo lavoro. Si affaccia nel panorama musicale col singolo “Il clown”, prodotto dalla Bmg, ma la sua prima vera hit è “Souvenir”, pubblicata nel 2005 dalla Universal. E’ un tormentone radiofonico che fa da apripista ad altri singoli come “Contraddizioni” e la splendida “Dimmi come passi le notti”. Nel 2007 arriva al Festival di Sanremo con la sofisticata “Non ho tempo” e infatti il pubblico non lo capisce e lo manda a casa. Pier reagisce scrivendo le nuovi canzoni e allargando i suoi orizzonti artistici sia col featuring nel pezzo “In cosa credi” di Mondo Marcio sia coi suoi duetti coi migliori artisti italiani nella trasmissione televisiva “Stelle e Padelle”. Questo nuovo album, su cui aleggia la presenza dei Planet Funk, è il frutto di una nuova nascita. Pier ce lo racconta attraverso le righe dei suoi ringraziamenti.
Esordisci con “Grazie ai miei compagni di viaggio Alessandro Canini e Riccardo Corso”. In cosa ti sono stati vicini?
In tutto. Hanno creduto in me fin da quando non si sapeva neppure se il disco sarebbe uscito e se qualcuno l’avrebbe comprato. In anni di crisi così forte trovare persone che investono in te senza certezza di guadagno economico è prezioso. Tutti e due mi hanno dato tante idee. Con Riccardo abbiamo lavorato moltissimo in fase iniziale ed ha collaborato agli arrangiamenti. Alessandro è per me una garanzia da sempre e come batterista è indiscutibile. Sono entrambi dei miei punti saldi.
Poi passi a “tutta la Universal”. Pensi che lavorare con una major sia utile per un giovane?
Forse sì, forse no. Non ne ho la certezza. Credo che ci sia un problema più di sistema generale che di singola realtà discografica. Non c’è più coraggio di puntare sul nuovo. Si importa tutto dall’estero, a prescindere dalla qualità di quello che si importa, oppure al massimo si produce musica italiana sicura, come quella che arriva dalla tivù che garantisce pubblico certo. E’ tutto un po’ distorto, un po’ preoccupante.
Chi sono “Zio Michele & Viviana”?
Amici della mia infanzia. Persone a cui tengo molto ma di cui non dirò di più perché è la mia vita.
Nella lista compare “Marco Fabi” ma non Simone Cristicchi con cui anni fa formavi un trio. Vi siete persi di vista?
Sinceramente sì. Il periodo del trio è stato un momento di vita bellissimo ma le cose cambiano. Mi è venuto naturale ringraziare le persone che veramente mi sono state vicine in questo disco, sia umanamente che artisticamente. Marco è una di quelle e compare per questa ragione.
Curiosità. Chi è “la mia BumBu”?
E’ il mio cane e per me è tutto.
Perché ringrazi “il trapano de Fabrizio e Daniela”?
Fabrizio e Daniela sono i miei nuovi vicini. Da quando sono arrivati si sono messi a trapanare tutto. Ti lascio immaginare che concerto.
Leggo “A tutti i miei colleghi di calciotto”. Cosa significano per te queste partite in cui buona parte della scena musicale romana si ritrova in calzoni corti e calzettoni?
Significano molto. E’ un momento di incontro, anche fisico, in cui ci prende in giro, ci si diverte, si ride. I lunedì sera così per me sono bellissimi; spero non si perda mai l’abitudine di giocare con questa regolarità settimanale.
Chiudi con “Grazie perché tu mi capisci perché tu mi sorprendi”. Ha un nome quest’ultima dedica?
Sì ma non voglio dirlo. E’ una cosa troppo personale per metterla nera su bianco in un’intervista.
Chi ti auguri di ringraziare in futuro… chi ti piacerebbe ospitare nel tuo prossimo lavoro?
Sarebbe davvero bello e stimolante poter collaborare con Meg. Mi piace molto il suo stile come artista e il vestito musicale che si è messa addosso negli ultimi periodi è notevole. Credo che ne potrebbe nascere qualcosa di artisticamente valido.
A quale artista credi di dover dire “grazie” perché ha avuto un peso fondamentale nella tua formazione musicale?
Un nome su tutti: Lucio Battisti. Magari non sarà una risposta originale ma è davvero l’artista che più mi ha segnato nella formazione. In particolare mi riferisco alla parte latina di battisti, a quel periodo in particolare.
Infine il grazie più importante. Ti chiedo di pensare ad una persona, un luogo o un avvenimento che sono stati fondamentali nella tua vita…
Penso al mio cane, alla mia BumBu. Riesce a farmi sparire tutte le frustrazioni che questo lavoro ti può generare e che possono essere pericolose. Un grazie lo dico anche alla mia famiglia. Non mi ha mai ostacolato nel mio percorso e questo è stato molto importante. Ci sono già tanti nemici là fuori che è fondamentale avere alleati dalla tua parte.